Quando salvare una casa significa salvare una famiglia

Ci sono giornate in cui questo lavoro restituisce molto più di un risultato professionale.
Oggi è una di quelle.

Il 5 novembre sono stata contattata da G., un ragazzo pakistano di 23 anni.
Mi ha detto che un suo connazionale gli aveva fatto il mio nome e che aveva bisogno di aiuto: la casa di famiglia rischiava di andare all’asta.

Da quando suo padre è venuto a mancare, la sua principale preoccupazione è sempre stata una sola: prendersi cura della mamma e dei fratelli più piccoli.

Con l’aiuto di parenti e connazionali, erano riusciti a mettere da parte una somma di denaro. L’idea di G. era quella di “riacquistare” la casa per evitare l’asta.

Quando gli ho chiesto chi dovesse acquistarla, mi ha risposto con grande semplicità:
«Voglio che la casa torni a mia madre».

Gli ho spiegato una cosa fondamentale, che spesso chi vive queste situazioni non sa:
la mamma era già proprietaria dell’appartamento. Non c’era nulla da comprare.
Bisognava solo trovare un accordo con la banca e chiudere il debito.

Il debito residuo complessivo con il creditore ammontava a circa 77.000 euro, una cifra sproporzionata rispetto al valore reale dell’immobile e alle possibilità economiche della famiglia.

Mi sono fatta inviare tutta la documentazione, ho verificato l’accettazione dell’eredità, ho effettuato una valutazione dell’appartamento e ho contattato la banca.

Ho presentato una prima proposta, volutamente più bassa rispetto alle reali disponibilità della famiglia, e ho avviato la trattativa.

A un certo punto il creditore mi comunica l’intenzione di procedere con una perizia sull’immobile.

È in quel momento che G., con un po’ di timore, mi confessa una cosa:
da poco, con l’aiuto dei fratelli, avevano ristrutturato la casa.

Il pensiero è stato immediato:
se entra un perito oggi, trova una casa sistemata, pronta da vivere. E questo avrebbe cambiato completamente lo scenario.

Ho richiamato la banca.
Ho svolto una ricerca approfondita sugli immobili simili in zona, sui tempi di vendita reali, sui valori effettivi di realizzo. Ho inviato dati, confronti e riferimenti concreti.

Alla fine il creditore ha deciso di non inviare alcun perito e di basare la valutazione esclusivamente su dati OMI.

A quel punto ho lavorato proprio su questo aspetto:
sui limiti dei valori OMI, sulla distanza tra stime teoriche e mercato reale, sulle difficoltà di vendita in quella specifica area.

Ho rilanciato l’offerta, restando comunque al di sotto delle reali possibilità della famiglia, ma all’interno di una fascia credibile e sostenibile.

È un caso che ho seguito con particolare attenzione.
Non solo per la complessità tecnica, ma anche per il senso di responsabilità che questo ragazzo, così giovane, si è assunto nei confronti della sua famiglia.

Ieri è arrivata l’accettazione scritta: 52.500 euro, a fronte di un debito iniziale di 77.000 euro.
Con anche un ringraziamento da parte del creditore per il lavoro svolto con meticolosità e professionalità.

Quando ho comunicato l’importo a G., dall’altro capo del telefono ho sentito solo gioia.
Un’emozione sincera, difficile da spiegare.

Non era felice solo per aver salvato la casa.
Era colpito dal modo in cui era stata gestita la sua situazione: con ascolto, rispetto e attenzione.

Ieri sera, verso le 21, mi ha chiamata e mi ha detto:
«Mi sto ubriacando. Tu sei un amore. Voglio che tu sia benedetta».

Queste sono le soddisfazioni di questo lavoro.
Quelle in cui nessuno perde e tutti ottengono qualcosa di importante.

Nel 2026, il numero di pignoramenti e procedure esecutive resta elevato.
C’è ancora bisogno di professionisti capaci di leggere i numeri, ma anche le persone.

Perché aiutare famiglie in difficoltà e lavorare con etica non è un’alternativa al guadagno.
È il modo giusto di costruirlo.

Per iniziare scopri quali documenti ti servono per preparare un saldo e stralcio 

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